Comune di Vicenza

 

 

 

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VIDEO 1: 30 Marzo 2007
Un momento dell'installazione della grande gru di cantiere

 

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VIDEO 2: 21 Settembre 2007 [per aprire cliccare l'immagine]
Un momento delle fase di taglio del costolone in c.a.

 

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VIDEO 3: 21 Settembre 2007 [per aprire cliccare l'immagine]
Il momento di taglio finale di uno dei costoloni in c.a per mezzo di una sega circolare ancorata alla medesima struttura

 

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VIDEO 4: 21 Settembre 2007 [per aprire cliccare l'immagine]
Particolare delle fasi di taglio del vecchio costolone in c.a.

 

 

 

 

 

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VIDEO 5: 21 Settembre 2007 [per aprire cliccare l'immagine]
Il costolone in c.a. tagliato è alzato in aria per essere trasportato a terra all'interno della zona riservata al cantiere in Piazza delle Erbe

 

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VIDEO 6: 21 Settembre 2007 [per aprire cliccare l'immagine]
Il costolone in c.a. appena tagliato è trasportato a terra per poi essere appositamente frantumato

IL RESTAURO DELLA BASILICA PALLADIANA E LA RIQUALIFICAZIONE DEL SISTEMA DELLE PIAZZE

Il progetto è stato elaborato dal gruppo guidato da Paolo Marconi e composto da Salvador Perez Arroyo, Eugenio Vassallo, Maurizio Milan (Favero & Milan Ingegneria), Tifs Ingegneria, Andrea Piero Donadello, a seguito del "Concorso per il Restauro della Basilica Palladiana e riqualificazione del sistema delle piazze" a suo tempo bandito dal Comune di Vicenza.

L'intervento è interamente finanziato dalla Fondazione Cariverona e ad eseguire le opere è un gruppo di imprese, in associazione temporanea guidato da S.A.C.A.I.M. Spa.

La condivisione dei contenuti di queste pagine, in immagini, video e testi, è un'iniziativa curata dall'Associazione VAGA - Giovani Architetti della Provincia di Vicenza, in collaborazione con l'Ufficio Grandi Opere del Comune di Vicenza.

 

DALLA RELAZIONE GENERALE AL “PROGETTO ESECUTIVO DEL PRIMO STRALCIO”

Vicenza e la Basilica di Palladio La città di Vicenza gravita attorno alla Basilica di Palladio, posta a cavallo tra la Piazza dei Signori e la Piazza delle Erbe (rispettivamente il cuore e il ventre della città, secondo la metafora di Francesco di Giorgio) e prossima al Retrone, fiume affascinante con le sue ripe visitate da anatre e cigni, sul quale si affaccia il quartiere medievale e rinascimentale con la Casa Pigafetta e la straordinaria Casa di Francia, a suo tempo scelta da Goethe per il suo soggiorno. Lo stato di vitalità della Basilica è tuttavia quello di un torpore simile al sonno, ma ben ricca di segni che lasciano intravedere, e con tutta evidenza, il suo essere pronta, quasi impaziente di riassumere il ruolo di centro delle attività mercantili e civili dei cittadini, come è avvenuto alla non lontana Basilica di Padova.

La volontà di sublimazione monumentale della Basilica, esaltata nel suo pur importantissimo significato architettonico dalla rigidità dei vincoli, la ha per buona parte sottratta alla fruizione del pubblico, non fosse per le Mostre del Salone, il mercatino dei libri e le botteghe di oreficeria che pure traboccano di gioielli, ed appare dunque quale un oggetto maestoso, avvolto nella sua aura monumentale come un antico grande ricordo di famiglia, relegato sul mobile più importante della casa. Certo, essa è il più memorabile dei capolavori di Palladio, e non merita di essere relegata a mero sfondo di quella Piazza, della quale era ed è il soggetto architettonico più imponente ed anche il più funzionale alla vita urbana ed alla gioia di vivere dei cittadini.

Il Concorso di progettazione che il nostro Gruppo ha avuto la ventura di vincere era destinato, è vero, a irrobustire la Basilica, a dotarla delle necessarie provvidenze impiantistiche ed a garantirne la preservazione quanto più a lungo possibile, ma ci ha anche sollecitato - come architetti - a restituirle quella funzione civile appannata dal tempo, dotandola di mezzi adatti ad una fruizione più estesa, duttile e facilitata per i disabili.

I propositi inziali dell'Amministrazione sono stati rispettati punto per punto in tutte le loro articolazioni, incrementandole la dove lo imponevano le normative di legge modificate nel tempo del concorso e gli esiti delle indagini condotte sullo stato di conservazione della struttura della grande volta del salone.

E lo studio delle soluzioni ai temi proposti dal concorso ha offerto anche la possibilità di migliorare il contorno architettonico della Basilica nel tratto ove esso è stato vilipeso da una facciata «funzionale» (quella dell'edificio comunale che si affaccia sulla Corte dei Bissari) che forse è il peggiore quanto inconsapevole affronto al Palladio mai osato dall'architettura moderna.

Così, oltre alle necessarie dotazioni funzionali ed impiantistiche, abbiamo anche immaginato ed offerto all'Amministrazione un progetto per riscattare la detta facciata con un prospetto che facesse omaggio al Palladio, restituendo alla Corte dei Bissari la nobiltà che meritava, dopo essere stata abbassata ad ospitare servizi igienici pubblici e le baracche smontate del mercatino, defilandola con ciò dal contesto monumentale.

L'architettura di Palladio nel mondo La Basilica Palladiana è il «manifesto» dell'architettura palladiana meglio noto al mondo: un'architettura, quella palladiana, che fu «esportata» in Inghilterra da Inigo Jones (1573-1652) fin dai primi anni del Seicento grazie alle sue visite alle opere di Palladio, ricavandone una conoscenza che applicò a numerose opere realizzate per conto di Carlo I d'Inghilterra, del quale Jones era Sovrintendente alle fabbriche. Egli inaugurò la preferenza inglese per il classicismo che fu consolidata da Colin Campbell (1676-1729) influenzando il circolo di Lord Burlington, preferenza che ha consentito al classicismo palladiano di espandersi nel globo seguendo le vie della colonizzazione fino al Nuovo Mondo e giungendo fino al XX secolo. Se oggi tuttavia è possibile parlare della diffusione dell'Architettura palladiana nel mondo, lo si deve non solo allo stimolo delle opere inglesi di Inigo Jones, ma anche alla capacità comunicativa e didascalica dei Quattro Libri dell'Architettura di Andrea Palladio (Venezia, 1570), usati dal XVII secolo in poi, in tutto il mondo, come un vero e proprio manuale adatto a comporre architetture per tutte le occasioni, dalla Villa, al Palazzetto, al Palazzo urbano, alla Chiesa, con la persuasività che posseggono le architetture effettivamente realizzate cui siano allegati i relativi progetti grafici (pronti per essere copiati o parafrasati), piuttosto che «vignette» prospettiche di architetture immaginarie. Il Quarto libro, poi, offre, a dimostrazione dell'autorevolezza delle fonti cui l'Autore ha attinto, riferimenti grafici assai esatti - rilevati di persona - di alcuni celebri monumenti dell'Antichità romana, in un momento storico in cui gli architetti europei guardavano alla rivoluzione rinascimentale romana come alla moda architettonica più influente, abbandonando il goticismo internazionale ormai denunciato come «barbarico» dal Vasari.

Perfino il calvinista Borromini (inconsciamente neo-gotico per provenienza culturale) possedeva una copia dei Quattro Libri nella sua biblioteca, per non parlare ovviamente di Bernini e degli architetti classicisti del Settecento quali Juvarra, Vanvitelli, Alfieri, Vittone, ed ancora per non parlare degli architetti sette-ottocenteschi come Ottavio Bertotti Scamozzi, Ottone Calderari, Gioacchino Crivelli, Muttoni, Pollak e fino all'incredibile resurrezione palladiana – che arriverà fino alla fine dell'Ottocento - contenuta nel messaggio critico del veneziano Padre Lodoli, potenziato ed esteso dall'Algarotti, dal Milizia e dal Temanza.

I Quattro Libri di Palladio diffondevano non solo la tematica degli Ordini classici, ma anche le ultime invenzioni di architettura e di tecnica edilizia esistenti al suo tempo in Europa, a lui note grazie alla frequentazione dell'ambiente colto veneziano del Trissino e di Daniele Barbaro: dalla scala elicoidale a doppia rampa del castello di Chambord in Francia, (ricordata nel primo Libro) al tempietto di Bramante in San Pietro in Montorio a Roma (presente nel quarto Libro), alla citazione delle Basiliche di Brescia e Padova (illustrate nel terzo Libro). Basiliche coperte con un sistema ligneo di arconi rivestiti in piombo assai simile a quello quattrocentesco della Basilica vicentina, sistema analogo peraltro a quello pubblicato da Philibert de l'Orme nel suo Premier Livre Des Nouvelles Inventions Pour Bien Bastir …., (pubblicato a Parigi nel 1561). Altro bel volume arricchito di disegni tecnici in cui compare la copertura di un ambiente basilicale di grandi dimensioni con arconi composti di lame lignee accoppiate con biette, affine e probabilmente ispirato a quello della Basilica vicentina e delle altre due Basiliche italiane appena citate. Dimostrazione eccellente dell'utilità tecnica di Libri siffatti e spiegazione ulteriore della loro diffusione mondiale.

La Basilica di Vicenza: lineamenti del progetto di restauro La Basilica di Vicenza, per la sua crucialità urbana, per la sua collocazione simbolica tra il «cuore» della Piazza dei Signori ed il «ventre» della Piazza delle Erbe, per la sua destinazione pubblica infine, va considerata come il monumento più importante di Vicenza, e come tale va trattata.

Occorre però constatare, come accennato, che la Basilica oggi giace in uno stato di «sonnolenza»: le botteghe del piano terreno sono vetuste e non incoraggiano i visitatori ad entrarvi nonostante siano colme di autentici tesori di oreficeria; la loro distribuzione al piano terreno è affollata e confusa; ad alcune di esse fu aggiunta nel tempo una soprelevazione fino a toccare impropriamente la volta. Si nota inoltre che non vi è comunicazione tra i due «bracci» che attraversano la Basilica verso la Piazza delle Erbe, come vi era ancora fino all'Ottocento.

Il pubblico meno anziano, inoltre, non avverte l'oltraggio fatto alla Basilica vicentina nel convulso dopo-guerra, dal momento che intravede nella penombra la volta lignea, ritenendola ancora originale. Invece la volta a carena lignea quattrocentesca, tipica delle coperture di gran luce della Veneta repubblica quali quelle delle Basiliche di Padova e di Brescia già citate e di alcune Chiese veneziane, dalmate e veronesi, fu ricostruita nel dopo guerra coprendola con una volta realizzata con del pessimo cemento armato gettato entro armature lignee destinate a restare attaccate al conglomerato, piuttosto che essere ricostruita con lo stesso legno. Fu realizzato quindi un sistema di archi di cemento armato (pesante almeno il doppio dell'equivalente struttura in legno), eseguito in modo discontinuo e lacunoso, talvolta privo dei più elementari requisiti tecnici come la staffatura dei ferri longitudinali (pochi e privi di corrugamento), o l'assenza di piegatura delle staffe, per non parlare della grossolanità della granulometria impiegata. Alcuni archi sono in migliore stato, ma ciò dimostra come il cantiere fosse in mani eterogenee e distratte.

Scelta deprecabile, quella del cemento armato, dovuta al fatto che in quei tempi la mano d'opera specializzata era difficile a trovarsi e iniziava il periodo del bracciantato edilizio, analogo a quello del bracciantato agrario.

A proposito di cemento armato, nel nostro Paese non è ancora abbastanza diffusa la letteratura sulla corrosione del conglomerato e sull'ossidazione dei ferri del cemento armato, che vede invece centinaia di lavori sperimentali già pubblicati negli ultimi decenni in Europa ed in America e si fa troppo affidamento su di esso, ancora ripetendo ciò che i Padri fondatori della nostra teoria del restauro affermavano nel 1931: che è il migliore dei materiali moderni, e ciò lo dovrebbe far prediligere nelle operazioni di restauro e consolidamento, anche per il suo differenziarsi nettamente dai contesti lapidei o lignei, con ciò stesso sventando il pur minimo sospetto di «falsificazione». Ma con ciò avallando l'antica ossessione italiana contraria alla duplicazione in quanto falsificazione, valevole nel caso delle opere d'arte mobili ed asportabili, ma non certo per l'architettura, esposta alle intemperie, ai sismi, agli incendi, all'usura degli utenti, e dunque destinata a frequenti sostituzioni dei suoi elementi, in nome della conservazione del suo significato architettonico, della sua bellezza.

Infatti, nel caso di molte realizzazioni degli anni ‘30/'40, il cemento armato ha già dimostrato di essere giunto alla scadenza, salvo alcuni casi di straordinaria fattura e protezione dall'umidità e dall'escursione termica (la più dannosa, questa, dal momento che sollecita i ferri ad espandersi e contrarsi giornalmente, con conseguente pericolo d'infiltrazioni, ossidazioni e corrosione). Il Italia, i cementi armati degli anni '30 sono stati quasi tutti smantellati per essere sostituiti con materiali più stabili e durabili: recentemente ad esempio si sono dovuti smantellare i cementi armati della Fontana Maggiore di Perugia risalenti anch'essi all'ultimo dopoguerra, per sostituirli con materiali edilizi tradizionali e cerchiature in titanio. Come d'altra parte si sta facendo in Grecia, sotto gli occhi ammirati del mondo scientifico internazionale, sostituendo i cementi armati realizzati poco dopo la Carta d'Atene. E si veda, per tutti, il terzo rimontaggio in atto del tempietto di Athena Nike sull'Acropoli di Atene, causa la «scadenza» della piastra di cemento armato sulla quale fu rimontato negli anni '35-‘36 dal Balanos, oggi sostituita con una soletta armata da una robusta grata di profilati in titanio.

In fase esecutiva, naturalmente, non si esclude categoricamente la possibilità di un procedimento di riparazione del c.a., se si avesse la certezza che grazie ad essa la volta possa sopravvivere molti anni nonostante la sua parziale ed accertata corrosione, ma la cosa sarà certa solo a cantiere aperto: in ogni caso il nostro Gruppo di progettazione è certo che detta riparazione altro non farà se non conservare immutato il carico attuale e le sue spinte - un carico, si ripete, il quale è almeno doppio di quanto sarebbe se si tornasse alla struttura lignea - in una situazione muraria e di assetto fondale che definire precaria sarebbe eufemistico.

Beninteso, tale «ritorno all'antico» avverrebbe con l'uso di un materiale di grande modernità: il legno lamellare opportunamente trattato con sostanze ignifuganti, rivestito da quelle stesse casseforme realizzate con legname dell'altipiano di Asiago che nel corso della ricostruzione postbellica servirono a contenere il getto di calcestruzzo armato, distaccate da noi preventivamente, seppure con grandi difficoltà, dagli arconi cementizi. Si allegano i progetti e i preventivi delle due soluzioni alternative, dai quali si potrà stimare quanto più fisiologica e logica assieme sarebbe l'eliminazione del posticcio di cemento armato, pesantissimo e rigido, e la sua sostituzione con degli archi leggeri in legno lamellare, progettati tenendo conto anche della componente sismica oggi d'obbligo, su di un torso murario fin troppo stressato dall'anzianità, dall'incendio - che certamente ha «cotto» alcune parti murarie interne rendendole insicure - e dalla sopportazione del carico attuale nell'ultimo mezzo secolo.

In quanto alla distribuzione della Basilica, seguono motivazioni e spiegazioni dettagliate che rendono del tutto intelligibili i disegni e vanno dal semplice espediente distributivo proposto, consistente nella collocazione di una terza scala e di due ascensori nel corpo della Domus Comestabilis, fino alla completa ridefinizione della Corte dei Bissari.

Riferimenti normativi Il Progetto esecutivo per il restauro della Basilica palladiana di Vicenza è stato redatto nel pieno rispetto delle indicazioni dettate dal Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici, Legge 11 febbraio 1994 n°.109 e successive modificazioni ed integrazioni, approvato con D.P.R. 21 dicembre 1999, n°.554. Facciamo qui riferimento, in particolare, a quelle dettate dalla Sezione quarta (Progetto esecutivo) del Capo II, del Titolo III, dall'articolo 35 all'articolo 45; e quelle dettate all'art. 216 del Capo II, del Titolo XIII.

Il riferimento all'art. 216 è motivato dal fatto che l'intero complesso della Basilica palladiana, formato come vedremo meglio più avanti da un insieme articolato e connesso di architetture, è soggetto alle disposizioni del Decreto legislativo 22 gennaio 2004 n°. 42, "Codice dei beni culturali e del paesaggio", per essere stato già sottoposto alle disposizioni della legge 1 giugno 1939, n°. 1089 e successivamente del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge 8 ottobre 1997 n°.352, approvato con Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n°.490.

Per quanto attiene specificamente tipo ed articolazione degli elaborati, le indicazioni di legge sono state assunte come dato minimo ed integrate nelle forme e nei modi che si sono ritenuti indispensabili sia per rendere chiare le scelte operate in relazione alle necessità emerse nel corso dello studio dell'architettura oggetto del restauro, condotto sin dalla fase di concorso, sia perché risultassero adeguate alla straordinaria rilevanza del monumento in esame: per illustrare l'analisi condotta ed i risultati conseguiti, per descrivere le ipotesi formulate, quindi per presentare la proposta progettuale elaborata.

L'area di progetto Sin dalle prime rappresentazioni che si conoscano, gli edifici che fino alla data della sua morte Palladio trasformerà nella “Basilica” non costituiscono un insieme autonomo, indipendente da altre costruzioni. E così nel corso del tempo, sino ad oggi. La Basilica palladiana è un monumento ben identificabile, figurativamente autonomo e ben definito, ma è strettamente connesso ad altri: alla Torre del Tormento, mediante un passaggio coperto, una sorte di ponte che assicura il collegamento al livello delle loggie; alla Domus Comestabilis, che ne costituisce praticamente il quarto lato vivendo in simbiosi con la Basilica; attraverso la Domus la Basilica è in stretto contatto con il retrostante edificio, che attualmente ospita uffici comunali e che fu ricostruito nel dopo guerra replicando sui prospetti verso la Piazza Biade e la Piazza dei Signori le linee del fabbricato originario dovuto a Giacomo Monticolo. Questo insieme di costruzioni, cospicue, ingloba uno spazio aperto, la Corte dei Bissari, che comunica direttamente con la piazza delle Erbe, mediante un insieme abbastanza disarticolato di scale esterne, ed attraverso un portico, che funge quasi da filtro, comunica anche con la piazza dei Signori.

Elaborare il progetto per il restauro della Basilica ha significato, come spiegheremo meglio più avanti, doversi interessare con attenzione dell'intero complesso di edifici appena indicati. Troppe le relazioni esistenti e stratificatesi nel tempo sia di carattere formale e figurativo che più propriamente funzionale, che lo hanno reso indispensabile.

Lo studio del monumento, che abbiamo condotto analizzando lo stato attuale e definendo le necessità future, ha fatto emergere con assoluta evidenza i temi intorno ai quali oggi qualificare questo rapporto. Tre le principali considerazioni emerse e che ci hanno portato a definire la nostra area di progetto nei termini appena descritti.

Innanzitutto vi è una prima questione relativa agli accessi. Non si può garantire un accesso adeguato e praticabile da tutti - ossia privo di barriere architettoniche, e quindi rispettoso della legislazione vigente - senza ricorrere alla scala ed agli ascensori ubicati all'interno della Domus. Né si poteva immaginare di realizzare un sistema di comunicazione verticale meccanica (ascensore a norma di legge) all'interno degli spazi propri della Basilica palladiana. Ovunque ubicato un tale sistema avrebbe comportato una grave alterazione del monumento.

La questione degli accessi non è stata però esaminata, riduttivamente, solo sotto il profilo del rispetto della legge relativa all'abbattimento delle barriere architettoniche, che abbiamo comunque ritenuto indispensabile per motivi etici più che per mero rispetto del dettato normativo. La questione degli accessi, in effetti, è stata esaminata in una prospettiva più ampia, sollecitati dlla volontà di conseguire la migliore fruibilità della Basilica e con essa del grande Salone del primo piano. La Domus, in particolare, ha svolto come vedremo un ruolo fondamentale per la soluzione di questo tema.

La seconda considerazione che ha motivato la definizione dell'area di progetto, come indicata nell'elaborato che apre la serie dedicata all'illustrazione delle proposte progettuali, è anch'essa legata al tema dell'accesso; questa volta però con riferimento al piano terra. Un tema che abbiamo voluto risolvere mettendolo in relazione alla volontà, più volte espressa dall'Amministrazione, di voler garantire una piena utilizzazione e fruibilità dell'intero pino terra.

Allo stato attuale, infatti, la Basilica palladiana presenta due facciate, quella verso piazza dei Signori e quella verso piazzetta Palladio, che possiamo ben considerare principali, ed una terza, quella che prospetta su piazza delle Erbe, che si deve considerare secondaria. La differenza non può essere attribuita ad una diversa qualificazione architettonica in quanto le tre facciate presentano uno stesso partito architettonico, ma deve essere ricondotta solo all' uso, meglio alle modalità di fruizione che attualmente governano la vita di questo momento.

La differenza, in particolare, tra le due facciate lunghe arriva al punto che delle due grandi scale esterne di accesso al primo piano quella su piazza dei Signori è frequentata, mentre quella su piazza delle Erbe è non solo inutilizzata, ma ignorata, quasi sconosciuta. Accade, così, che le attività commerciali che da sempre caratterizzano il pianto terra della Basilica palladiana - come del resto anche quello delle altre architetture consimili presenti in altre città del nord Italia, da Padova a Bergamo - quelle che hanno l'affaccio sulla piazza dei Signori e la piazzetta Palladio sono abbastanza fiorenti e quindi i loro spazi appetibili, come già detto, mentre le altre che affacciano su piazza delle Erbe o sugli attraversamenti interni della Basilica sono poco valorizzate.

Ne consegue una fruizione ricca di due fronti ed una scarsissima del terzo lato. Ed é fin troppo facile osservare come alcuni degli spazi che affacciano su piazza delle Erbe siano oggi poco utilizzati anche per mancanza di richieste.

Il nostro gruppo si è quindi posto il problema di definire una soluzione progettuale che consentisse di ri-attivare una fluidità di movimenti sull'intero piano terra, riducendo le differenze appena indicate fra i tre prospetti ed incentivando l'attraversamento lungo i passaggi trasversali.

Coniugando le esigenze della tutela con la volontà di valorizzare la Basilca palladiana, abbiamo definito la proposta di ubicare all'interno della Domus Comestabilis gli uffici della Basilica: dalla biglietteria, alla sala di controllo degli impianti, agli uffici di gestione vera e propria di questo importante complesso. Ed abbiamo ubicato la biglietteria nel locale all'estremo sud-ovest in modo da incentivare la circolazione, particolarmente quella turistica, su tutto il piano terra.

Veniamo così alla terza motivazione che ha presieduto alla definizione dell'area di progetto come sopra indicata.

Realizzare l'adeguamento impiantistico della Basilica, tema che doveva costituire uno degli assi portanti del'intero intervento, ha comportato di necessità risolvere due problemi: quello di individuare i percorsi delle reti e quello di collocare le centrali con tutti i servizi connessi: dalla vasca per la riserva idrica dell'impianto antincendio, al gruppo elettrogeno, al locale pompe, al gruppo frigorifero e così via. I percorsi sono stati individuati utilizzando il più possibile passaggi esistenti e solai da rinforzare, quindi limitando agli attraversamenti strettamente indispensabili le perforazioni delle murature. La localizzazione delle centrali, invece, è stata risolta trovando gli spazi utili al di fuori della Basilica, al di sotto della Corte dei Bissari.

Per completare questo quadro è utile precisare ancora che sempre nella Domus Comestabilis proponiamo di ubicare anche una nuova scala di accesso al grande salone del primo piano della Basilica ed un gruppo di due ascensori. Gli ascensori garantiranno l'accesso ai disabili rendendolo indipendente dall'ascensore attualmente dedicato a questo, ponendo di fatto fine ad una impropria commistione in quanto detto ascensore è in effetti all'interno del palazzo degli uffici comunali. La scala che proponiamo di realizzare, servirà ad accrescere la disponibilità delle vie di fuga e, quindi, a consentire un maggior afflusso al salone del primo piano. E si consideri che, comunque, questo possibile aumento manterrà l'affollamento del salone sempre ben al di sotto della sua effettiva disponibilità.

La scala e gli ascensori che si propone di realizzare non partiranno dal piano terra della Domus, ma da quello che viene considerato il piano interrato. E questo per meglio connettersi con l'insieme degli interventi che proponiamo per la corte dei Bissari.

Insieme alle considerazioni fin qui svolte relativamente all'ubicazione di scala e ascensori all'interno della Domus, così come pure quelle relative all'ubicazione di uffici e biglietteria, sempre all'interno della Domus e che più avanti riprenderemo, si deve considerare che questo edificio è stato oggetto, negli anni '70 del Novecento, di un imponente intervento di ristrutturazione che ne ha modificato sostanzialmente gli spazi. Una modifica profonda che ci permette oggi di potervi sistemare le scale e gli ascensori, così come le altre funzioni appena indicate apportando una sola sostanziale modifica che consiste nella rimozione di un solaio.

A sostegno della necessità di realizzare nella Basilica gli interventi fin qui descritti, si deve anche considerare che una volta effettuato il restauro e l'adeguamento impiantistico, questo monumento potrà essere utilizzato, sempre nel rispetto dei suoi riconosciuti ed apprezzati valori storici ed architettonici, in modo continuativo e diversificato. E questo comporterà una maggiore necessità di spazi da destinare alla sua gestione.

Realizzare un nuovo accesso al complesso della Basilica collocando, come si è affermato, la biglietteria al piano terra della Domus Comestabilis e nel suo lato estremo sud-ovest, vuol dire attivare una più diffusa circolazione di persone su tutto il piano terra della Basilica stessa ed anche valorizzare il passaggio dalla Corte dei Bissari. Un invaso, questo, attualmente per nulla caratterizzato e privo di qualsiasi valore architettonico.

L'attenzione su Corte Bissari non è stata motivata, però, solo dalla volontà di creare una biglietteria al piano terra della Domus e di realizzare all'interno di questo stesso edificio la scala e gli ascensori, per i motivi che abbiamo esposto; l'attenzione su Corte Bissari è motivata anche dalla necessità di dovervi collocare le centrali impiantistiche.

Una collocazione che, insieme alle motivazioni già esposte, trova come ulteriore elemento a renderla ottimale, la circostanza che la stessa azienda municipalizzata che eroga le forniture a Vicenza, ha suggerito di collocare in quell'area le centrali, in quanto quella dislocazione risultava ottimale rispetto al luogo di consegna e fornitura. Luogo che l'azienda ha indicato nel locale al piano terra, del palazzo degli uffici comunali, situato all'angolo con Corte dei Bissari.

Allocare le centrali impiantistiche nella Corte dei Bissari comporta la necessità di prevedere la totale demolizione degli spazi (servizi pubblici) che attualmente la occupano. Questo ci ha portato ad avanzare, in sede di progetto definitivo, una proposta di completa riqualificazione di questo straordinario invaso urbano. Straordinario per la sua strategica dislocazione cittadina, e perché compreso tra monumenti di straordinario interesse come la Basilica, la Domus e l'edificio adibito a sede degli uffici comunali che è esito della ricostruzione post-bellica di un'opera, assai dignitosa, di Giacomo Monticolo.

La proposta progettuale per la riqualificazione di questa corte, avanzata nel progetto definitivo e fatta propria dall'Amministrazione comunale, che ora in sede di progetto esecutivo trova piena e completa definizione operativa, era completata, sempre nel progetto definitivo, da uno studio per una nuova facciata da realizzare alla sede degli uffici comunali. Questa proposta non ha trovato seguito in questa fase esecutiva in quanto essa si configurava solo come una proposta che intendevamo offrire all'Amministrazione comunale come suggestione e stimolo di riflessione.

Definita l'estensione dell'area progettuale e con essa le articolazioni reciproche tra i diversi edifici che la compongono, passiamo ora a descrivere obiettivo e contenuti delle opere previste dal progetto per ciascuno di questi edifici.

La Basilica La volontà di assicurare la permanenza dei valori storici e documentari di questo monumento ed insieme di valorizzarne la comprensione e la fruizione, hanno guidato tutte le scelte progettuali, in particolare quelle che hanno riguardato proprio la Basilica palladiana.

Il progetto elaborato, ed illustrato nei grafici, può essere meglio compreso e descritto articolando l'esposizione per temi: la grande volta, il Salone, i piani seminterrato, terreno ed ammezzato.

L'illustrazione delle scelte operate deve essere, però, preceduta da un'indicazione generale che riguarda la definizione degli interventi conservativi e di restauro, illustrati in una serie specifica di elaborati, rivolti ai materiali, che investono l'intero complesso in ogni sua parte ed elemento.

Rimuovere gli accumuli di elementi nocivi, arrestare i processi di degrado superficiale, impedire che gli stessi possano riproporsi, prevenire l'insorgere di nuove forme di alterazione degenerativa dei materiali: è questo l'obiettivo dell'intervento di conservazione progettato con specifico riferimento ai materiali costitutivi della Basilica, in specie quelli lapidei. L'insieme delle operazioni necessarie per attuarlo è stato suddiviso in categorie che, in modo schematico, possiamo definire: pre-consolidamento, pulitura, integrazione, consolidamento e protezione. Per ciascuna di dette categorie sono stati indicati gli strumenti, i prodotti ed i mezzi idonei per realizzare l'intervento anche sulla base di una serie di indagini, prove e campionature che abbiamo potuto eseguire grazie ad un apposito finanziamento che ci è stato messo a disposizione.

Resta comunque valida l'indicazione che qualunque tipo di intervento ipotizzato e descritto, tanto nei grafici quanto nel computo metrico estimativo, dovrà essere sempre preceduto da una idonea campionatura atta a specificare in modo appropriato: prodotti, tempi e modalità di esecuzione dell'intervento stesso. Dette campionature, rese agevoli da quelle già effettuate, dovranno essere effettuate per ciascun tipo di intervento ed articolate con riferimento ai diversi tipi di materiali. Inoltre esse serviranno anche per quelle verifiche che gli organi di controllo (in particolar modo la Soprintendenza competente per territorio) vorranno effettuare.

Un'ulteriore indicazione di carattere generale che riguarda gli interventi sui materiali è relativa alla definizione dei protettivi.

Nel corso delle prove effettuate, in specie quelle mirate alla definizione dei protettivi eventualmente da impiegare, è stata valutata l'efficacia di tre diversi prodotti idrorepellenti. Sono stati testati a confronto tre diversi prodotti prescelti tra quelli reperibili in commercio che hanno ad oggi dimostrato i migliori requisiti. In considerazione, però, dell'ottimo stato di conservazione della pietra in opera, si ritiene opportuno non prevedere l'applicazione sul manufatto di alcun prodotto idrorepellente al fine di non modificare le condizioni di equilibrio raggiunte dal materiale lapideo nei secoli nei confronti dei parametri ambientali al contorno. Tuttavia si ritiene anche opportuno precisare che si potrebbero, al termine della fase di pulitura, riscontrare alcune zone con particolari condizioni conservative che potrebbero richiedere l'impiego di un prodotto protettivo.

Un tema a sé riguarda, poi, le superfici intonacate per le quali anche il progetto preliminare redatto ed approvato dall'Amministrazione comunale lasciava aperta la questione. La scelta che abbiamo effettuato è di mantenere l'intonacatura solo di quelle parti che attualmente sono intonacate provvedendo, ove necessario, all'integrazione degli intonaci esistenti. Questo anche in considerazione del fatto che si sia ormai consolidata l'immagine attuale della Basilica, con parti intonacate e non e che questa sia esito di una stratificazione di interventi avvenuti nel tempo.

Le superfici che resteranno in mattoni a faccia vista saranno opportunamente pulite, ristilate e sottoposte a procedimento conservativo.

La grande volta del salone La grande volta che copre il Salone della Basilica è stata oggetto di una attenta ed accurata campagna di indagini che il nostro gruppo ha inteso svolgere, e l'Amministrazione ha approvato, per accertare lo stato di conservazione degli arconi cementizi portanti e per verificare e rilevare direttamente e con attenzione la sua effettiva composizione. Come noto questa copertura è stata ricostruita nel dopoguerra per riparare alla distruzione causata da un incendio, avvenuta a seguito di un bombardamento. Ed in tale ricostruzione i grandi arconi erano stati realizzati in cemento armato rivestendoli poi in legno.

In considerazione del tempo trascorso e nella consapevolezza delle ristrettezze, non solo economiche, in cui versava l'Italia in quel periodo post-bellico, il nostro gruppo ha ritenuto che fosse indispensabile verificare l'effettivo stato di conservazione della struttura, non solo effettuando delle prove senza rimuovere il rivestimento ligneo, ma anche ispezionando direttamente almeno un arcone e la struttura tra arcone ed arcone.

Le indagini erano motivate anche dal fatto che le nostre previsioni progettuali dovevano essere avanzate anche con riferimento alla necessità di dare risposte ai temi posti dalla prevenzione sismica, e che tali risposte dovevano essere rese alla luce della più recente normativa; Una normativa che è stata emanata successivamente all'elaborazione del progetto preliminare posto a base del bando di concorso per la progettazione di questo restauro.

Le indagini svolte hanno messo in evidenza una situazione complessa ed abbastanza eterogenea, che è puntualmente descritta negli elaborati grafici che compongono questo progetto. Il primo arcone che abbiamo potuto esaminare è apparso in pessime condizioni, almeno nel tratto scoperto: quello iniziale (il più sollecitato), muovendo dal piano d'imposta lungo la muratura perimetrale del salone. Contemporaneamente le indagini svolte sullo stato di conservazione, la natura ed il posizionamento dei ferri d'armatura, hanno rivelato una situazione assai poco rassicurante. I ferri di armatura non solo sono in numero ben inferiore a quanto descritto nel progetto esecutivo a suo tempo elaborato, ma mancano di staffe orizzontali e mostrano un processo di ossidazione assai pronunciato.

Effettuate le modellazioni sulla base dei dati emersi, sia con riferimento alla natura degli arconi, sia con riferimento alla loro effettiva dimensione - che in tale occasione è stata rilevata direttamente - si è verificato che per poter rispondere alle richieste antisismiche imposte dalla più recente normativa gli arconi avrebbero comunque bisogno di un consistente intervento strutturale di rinforzo.

A questo punto si è valutata la possibilità di procedere, in alternativa, ad una completa sostituzione della struttura di copertura, provvedendo alla realizzazione degli arconi in legno lamellare cui si è già accennato.

Verificato che il costo delle due soluzioni si può ritenere praticamente equivalente, anche perché in entrambi i casi si deve comunque provvedere, con notevole spesa, alla completa rimozione e ricollocazione in opera del rivestimento ligneo, si è ritenuto in questa fase di progetto di sottoporre all'approvazione degli organismi competenti entrambe le soluzioni auspicando comunque che la scelta ricada sulla sostituzione.

Per quanto riguarda, invece, la struttura da realizzare tra arcone ed arcone, si è ritenuto di proporre una struttura composta da più strati destinati alla protezione ed all'isolamento termico e realizzati in modo da contenere anche dei condotti impiantistici per l'aria e l'energia elettrica. Questa struttura, che avrà uno spessore complessivo di circa 18 cm., sarà rivestita, all'esterno, dalle lastre di rame attuali che, per effettuare tutte le necessarie operazioni, verranno prima rimosse e poi ricollocate in opera. All'interno, invece, la superficie a vista sarà formata da un tavolato dello spessore di 2,4 cm. e di larghezza variabile compresa tra i 18 cm. ed i 22 cm., opportunamente ignifugato e patinato.

Il Salone Per il Salone si sono innanzitutto previsti una serie di interventi a carattere conservativo relativi alle superfici murarie, agli elementi lapidei ed agli infissi. In attuazione, poi, di quanto previsto anche dal progetto preliminare e da quello definitivo, si provvederà alla rimozione del pavimento esistente (già più volte sostituito) ed alla realizzazione di un pavimento in «terrazzo» alla veneziana.

Questa operazione consentirà di alloggiare tutti i condotti impiantistici al di sotto del pavimento ed al di sopra delle volte del piano ammezzato.

Le indagini che abbiamo appena svolto hanno permesso di rilevare gli spessori del pavimento e del sottofondo fino all'estradosso delle volta del piano sottostante, e quindi ci hanno consentito di procedere ad una progettazione degli impianti congrua rispetto alle esigenze e compatibile con gli spessori rilevati.

Rispetto agli impianti va precisato che le reti si distribuiranno su tutta l'area del salone rispettando una griglia geometrica che può considerarsi come proiezione della trama costituita dagli arconi della copertura. Lungo questi percorsi ad intervalli regolari, al di sotto del livello di calpestio e ben dissimulate nella pavimentazione, sono previste delle vaschette nelle quali sarà possibile effettuare tutti gli allacciamenti necessari in occasione di mostre ed eventi.

Lungo tutto il perimetro del salone invece, correrà una leggera balaustra metallica con corrimano, ispirata a motivi simili che si trovano in Vicenza, che avrà la funzione, insieme, di portare alcuni impianti e di assicurare che il pubblico si muova ad opportuna distanza dalle murature perimetrali in modo che queste possano essere utilizzate per mostre o altro in regime di sicurezza.

I piani seminterrato, terreno ed ammezzato I lavori previsti dal progetto definitivo in quest'area della Basilica sono diffusi quanto minuti. Si tratta di modesti interventi che prevedono: il consolidamento di tre solai, che saranno comunque mantenuti a struttura lignea; la riapertura di alcuni vani di porte, chiusi nel XIX secolo, per assicurare una migliore utilizzazione degli spazi commerciali; la sistemazione di alcune scale in legno per assicurare una comunicazione interna praticabile tra piano terra e piano ammezzato; la riapertura di alcune botole per la realizzazione di scale in legno nelle botteghe, di comunicazione interna, sempre tra piano terra e piano ammezzato.

In questo progetto esecutivo, che è relativo solo ad un primo stralcio funzionale, i lavori si limiteranno ad una piccola parte, quella che investe direttamente i tre locali del piano ammezzato nel quale dovranno essere collocate i terminali impiantistici relativi all'impianto di trattamento dell'aria.

Per quanto attiene il piano terra, sostanzialmente dedicato al commercio, e pertanto caratterizzato dalla presenza delle vetrine dei diversi esercizi commerciali, il progetto definitivo aveva elaborato due soluzioni. Due soluzioni, per le vetrine, da realizzare in funzione delle esigenze commerciali di ciascun negozio ed in conformità della situazione presente.

Il progetto esecutivo prevede ora la realizzazione di una prima vetrina - illustrata dettagliatamente nei grafici di progetto - che dovrà fungere da prototipo. Essa è composta di due vetri, uno di sicurezza (lamellare) ed uno ad intensità variabile (elettrocromatico) tra i quali può scorrere una tenda metallica brunita (inox) di chiusura. Il vetro elettrocromatico può eventualmente essere utilizzato, nelle ore serali, per la proiezione all'esterno di immagini o di messaggi pubblicitari legati alle attività dell'Amministrazione comunale, ad attività che si svolgono in Basilica oppure all'attività commerciale nella quale si trovano.

Domus Comestabilis Analizzando attentamente il rapporto tra i grafici che illustrano lo stato di fatto e quelli relativi invece al progetto, si puo facilmente constatare che l'ipotesi sulla quale si fonda il nostro progetto, ed esaminata in precedenza, di realizzare nella Domus Comestabilis la nuova biglietteria per l'accesso alla Basilica e di installare sempre nella Domus gli uffici preposti all'amministrazione della vita ed ll'organizzazione delle attività della Basilica, insieme ad una nuova scala ed agli ascensori, sempre al servizio della Basilica, si può realizzare rimuovendo solo un solaio e qualche infisso e aprendo tre porte attualmente occluse. Interventi modesti, che vanno ad interessare elementi realizzati solo quarant'anni fa, e molto modesti se visti in relazione all'effetto che sono in grado di produrre su un complesso imponente ed importante come quello della Basilica. Ancora di più, sono interventi grazie ai quali è possibile adeguare la Basilica senza apportarvi alcuna sostanziale modifica.

I lavori più evidenti si concentrano, in effetti, in un solo vano, quello destinato ad ospitare la nuova scala e gli ascensori che consentirannono l'accesso al primo piano: quello del Salone.

Corte dei Bissari Per illustrare il contenuto del progetto elaborato per la Corte dei Bissari sono sufficienti solo poche indicazioni ad integrazione di quanto già descritto in precedenza. Anche perché, per la natura delle opere previste, i grafici illustrativi valgono più di qualsiasi descrizione. L'eliminazione delle strutture attualmente presenti garantisce la possibilità di realizzare una nuova piazza che si articola su due livelli uguali nelle quote a quelli attuali: quello della piazza delle Erbe e quello della piazza dei Signori.

Questi due livelli si incontreranno lungo un confine diagonale, in corte dei Bissari, lungo il quale confine è posizionata una scala ed una rampa che daranno rilievo, per dimensioni e disegno, all'intero invaso.

Un particolare ancora va richiamato: le pavimentazioni dei due livelli sono qualificate assumendo, alla quota piazza dei Signori, il disegno del ritmo palladiano della Basilica e alla quota di piazza delle Erbe i tratti essenziali del disegno della facciata di Giacomo Monticolo per l'edificio oggi sede degli uffici comunali. E' evidente che in questo modo si realizza una piazzetta fruibile anche dalla Piazza delle Erbe, garantendo una buona permeabilità tra le due piazze. La facciata oggetto di restyling aggiungerebbe, se fosse realizzata, una speciale, luminosa attrattiva a tale piazzetta, costituendo un punto d'interesse anche moderno alla complessiva situazione urbana, sulla quale la Basilica comunque conferisce una nota di maestà che l'attuale sistemazione degrada, portando il fronte meridionale della Basilica, come già detto, al significato di semplice sfondo al caotico, seppur vitale, assembramento mattutino del mercato.

Al di sotto del livello più alto della “nuova” Corte Bissari è prevista insieme all'accesso alla Domus ed alla Basilica, che avverrà attraverso la nuova scala e gli ascensori, la realizzazione di un bar. Mentre al di sotto del livello più basso sono collocate tutte le centrali impiantistiche. Sempre al di sotto dei due livelli della “nuova” Corte Bissari, è prevista anche la realizzazione di diversi servizi igienici. Di questi, una parte andrà a sostituire quelli, pubblici, attualmente esistenti, mentre un'altra parte sarà destinata, in modo esclusivo, agli esercizi commerciali presenti in Basilica.

Conclusioni In conclusione, il nostro progetto desidera restituire pieno onore alla Basilica Palladiana anche sul piano strutturale:

non è possibile, per quanto riguarda la struttura della volta a padiglione del Salone, restare in attesa di un suo definitivo disgregamento, consolidando un orrore tecnico comunque poco durabile e rischioso in caso di terremoto, dato il suo ingiustificato peso proprio e lo stato di corrosione della struttura. La sistemazione degli accessi darà alla Sala una certezza di fuga finora mancante ed un'accessibilità al pubblico anch'essa assente.

La coibentazione ed il trattamento acustico dell'ambiente solenne del Salone ne consentiranno tra l'altro anche un uso concertistico, finora impossibile, oltre quello per conferenze in modo finalmente adeguato sotto il profilo impiantistico.

Infine, come detto, la sistemazione della Corte dei Bissari darà altra aria e luce al retro della Basilica, sottraendola allo stato di semplice quinta del mercato delle Erbe e sollecitando il pubblico a proseguire la sua visita a Vicenza godendo la zona bellissima, ma poco nota, delle vie adornate da case medievali e rinascimentali - pur ben note a Goethe, che alloggiò nella Casa di Francia - che contornano il bellissimo fiume Retrone, con le sue sponde fiorite ed i suoi cigni.

Speriamo sia chiaro che il progetto che abbiamo elaborato per il restauro della Basilica palladiana si è posto come obiettivo quello di dare ordine all'accumularsi delle cose, esito di un flusso che si è protratto per secoli. Ed in questo dare ordine, abbiamo cercato sempre di stare un passo indietro, facendo parlare le cose stesse, colte in tutta la loro ricchezza; abbiamo cercato di saperci fermare al momento giusto, certi che fosse necessario, perché indispensabile ed anche perché impossibile fare altrimenti; abbiamo cercato di discriminare distinguendo e scartando ed anche accogliendo, aggiungendo, incoraggiando.

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Primavera 2007
La recente fotografia mostra pienamente il disegno della vecchia struttura in c.a. della cupola

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Gennaio 2008
Un primo nuovo arcone in legno lamellare esposto all'interno dell'aria di cantiere

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Dai "Quattro Libri dell'Architettura" di Andrea Palladio, particolare del prospetto della Basilica

Particolare della volta della Basilica Palladiana